Centrale Turbogas di Corinaldo: la storia e la situazione attuale

7 maggio 2010 di Comitato Lascia un commento »

Il 15 ottobre 2009 presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Regione Marche, le due Provincie e i nove Comuni interessati dal progetto, viene depositato da parte di Edison S.p.A. il progetto per la realizzazione di una Centrale Termoelettrica a ciclo combinato da 870 MWe, da costruire nel terreno Z.I.P.A., presso Corinaldo, in provincia di Ancona, nonché in prossimità del confine con la provincia di Pesaro, nelle vicinanze dell’abitato di San Michele al Fiume di Mondavio.
Alcuni cittadini di San Michele, allarmati dalla notizia pubblicata sui quotidiani locali, nell’intento di ottenere maggiori informazioni al riguardo, effettuano un accesso agli atti alla Regione Marche , presso la quale è stata depositata copia del progetto, del quale viene concessa copia integrale.

Dopo averne analizzato le specifiche tecniche, gli stessi cittadini decidono di informare la popolazione locale, ancora praticamente ignara di quanto stava accadendo. A tal fine si crea un gruppo di lavoro, chiamato Sviluppo Sostenibile Valcesano, che il 27 novembre organizza un’assemblea popolare presso i locali della “Lanterna Azzurra”, in località Madonna del Piano, a Corinaldo con la partecipazione dell’ingegner Valentino Tavolazzi. Sono presenti più di settecento cittadini, ai quali viene comunicata l’avvenuta presentazione del progetto. Lo stesso giorno parte la raccolta di firme ad una petizione popolare che chiede alla Regione Marche, a trentacinque comuni e alle due province coinvolte di deliberare in senso negativo al progetto, di fare le osservazioni e redigere pareri entro i 60 giorni previsti dalla legge. La petizione è stata ad oggi sottoscritta da oltre 10.000 persone.

Due giorni dopo il gruppo si costituisce formalmente nel Comitato Sviluppo Sostenibile Valcesano e il 7 dicembre il presidente Manuela Pieri concede un’intervista al TG3, realizzata proprio sul terreno dove è prevista la realizzazione della Centrale, alla presenza di centinaia di cittadini.

Il 9 dicembre il Comitato organizza una seconda assemblea pubblica a Mondavio, nella quale si dà il via alla diffida patrimoniale (azione di difesa patrimoniale dei cittadini), da inserire come osservazione nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale avviato dal Ministero dell’Ambiente. In giornata la regione Marche aveva convocato la Conferenza dei Servizi per l’esame della V.I.A. regionale per il 21 gennaio 2010, a cui sono invitate le amministrazioni ed enti interessati, e i nove comuni interessati direttamente dal progetto (Corinaldo, Mondavio, Monteporzio, Monterado, Orciano di Pesaro, San Giorgio di Pesaro, Piagge, Cartoceto e Fano).
Alla scadenza del periodo previsto dalla legge per presentare le Osservazioni al progetto e per redigere i relativi pareri (14 dicembre) il Comitato aveva redatto e spedito le proprie Osservazioni al progetto, inviandole al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Marche Assessorato Ambiente e Paesaggio (poi integrate con ulteriori Osservazioni il 5 febbraio e 20 febbraio 2010), mentre trentadue Comuni ed entrambe le province, su impulso del comitato e dei cittadini firmatari della petizione, avevano deliberato negativamente in Giunta o in Consiglio in merito al progetto. Lo stesso giorno è in agenda la prima Conferenza dei Servizi presso il Ministero dello Sviluppo Economico, a cui partecipano le Amministrazioni ed enti interessati dal progetto oltre all’Avv.to M.Raffaela Mazzi, in qualità di Legale del Comune di Mondavio: in seguito ad alcune eccezioni procedurali sollevate da alcune Amministrazioni, la Conferenza dei Servizi viene però rinviata.
Il 22 dicembre 2009 il Comitato promuove un tavolo di lavoro con le pubbliche amministrazioni a cui sono invitate sia i Comuni interessati dal progetto che quelli coinvolti dalla petizione popolare.
Entro la fine dell’anno tutti i Comuni (interessati dalla petizione popolare) avevano espresso delibere contrarie alla realizzazione della Centrale.

Il 13 gennaio 2010 il Comitato scrive una lettera aperta a tutti i parlamentari eletti nel collegio delle Marche affinché provvedano nelle sedi competenti ad impedire la realizzazione della Centrale, assicurando così ai cittadini, anche mediante le azioni di sindacato ispettivo previste dall’ordinamento, il rispetto dei diritti costituzionalmente riconosciuti alla SALUTE , all’AMBIENTE, alla PROPRIETA’ PRIVATA. Alcuni parlamentari avanzano un’interrogazione parlamentare (n.5-02403).
Il 15 gennaio, presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, la Conferenza dei Servizi (già rinviata un mese prima) dà inizio al procedimento unico che regola l’iter Amministrativo di approvazione o diniego al progetto.
Il 16 gennaio il Comitato organizza la terza assemblea pubblica nei locali della “Lanterna Azzurra”, a cui intervengono oltre milleduecento cittadini per informare la cittadinanza sullo stato dei procedimenti amministrativi in atto ed invita il Professor Gianni Tamino che tiene una lezione su sviluppo sostenibile ed energia per il futuro.
Il 18 gennaio Il Pubblico Funzionario Regionale, il Responsabile Regionale del procedimento e la Regione Marche vengono raggiunti da diffida inviata dal Comitato a convocare in Conferenza dei Servizi anche i Comuni INTERESSATI dalle ricadute ambientali derivanti dalla realizzazione della centrale, (e già coinvolti dal comitato attraverso la petizione popolare): Castelleone di Suasa, Barbara, Arcevia, Ripe, Castelcolonna, Senigallia, Ostra, Ostra Vetere, Montecarotto, Morro d’Alba, Serra dei Conti, Belvedere Ostrense, Montemaggiore al Metauro, Mondolfo, S.Costanzo, Barchi, Fratte Rosa, S.Lorenzo in Campo, Pergola, Isola del Piano, S.Ippolito, Fossombrone, Saltara, Serrungarina, Frontone e Serra S.Abbondio; in seguito a questa, la Regione Marche, il 20 gennaio, estende l’invito a tali Amministrazioni Locali. La Conferenza, avente per oggetto il procedimento di V.I.A. regionale, si svolge il 21 gennaio.
Nel frattempo viene programmata una seconda campagna per la sottoscrizione delle diffide patrimoniali: il 23 gennaio i cittadini che l’hanno sottoscritta sono più di cinquecento.
Il 28 gennaio la Commissione Ministeriale per il procedimento di V.I.A. effettua un sopralluogo sui terreni Z.I.P.A. destinati alla Centrale; vengono invitati la Regione Marche, rappresentata dal P.F. David Piccinini, Arpa Marche e EDISON S.p.A. Non vengono invitati i Sindaci delle varie Amministrazioni coinvolte nel procedimento. Molti di essi sono però presenti al sopralluogo, avvertiti dal Comitato che in quella circostanza indice un sit-in a cui partecipano almeno trecento cittadini e invita le telecamere del TG3 che sono presenti.
Il 2 febbraio il Comitato invia una lettera ai Vescovi delle diocesi di Fano e Senigallia, a cui la Commissione della Conferenza Episcopale Marchigiana per la pastorale sociale e del lavoro risponde pubblicamente il 26: i vescovi delle Marche condividono le preoccupazioni espresse dalla popolazione della Valcesano e dei Comuni residenti nell’area circostante la realizzazione della centrale e invita le Autorità pubbliche ad adoperarsi perché nel caso concreto si cerchino soluzioni alternative al progetto in discussione, soluzioni che siano coerenti con i principi e i valori della custodia del Creato, della difesa della salute fisica delle persone e delle famiglie, del rispetto del territorio e della tutela degli insediamenti abitativi e lavorativi esistenti e della vita delle comunità residenti.
Il giorno seguente viene indetta una assemblea pubblica a Ripe, seguita da quella dell’8 a Monte Porzio, avente lo scopo di informare la popolazione locale sugli sviluppi della ormai nota “questione Turbogas”.

L’8 febbraio il comitato richiede ufficialmente al Ministero dell’Ambiente che venga indetta un’ “inchiesta pubblica” in base all’art.24 comma 6 del D.Lgs152/06: A QUESTA RICHIESTA NON SI È AVUTA MAI RISPOSTA.

L’inchiesta pubblica è uno strumento attraverso il quale la legge consente ai cittadini, di poter partecipare all’esame dello studio d’impatto ambientale, dei pareri forniti dalle pubbliche amministrazioni e delle osservazioni redatte dai cittadini con una conferenza pubblica (in contraddittorio) a cui partecipano le pubbliche amministrazioni, il proponente e gli stessi cittadini. L’inchiesta pubblica, se viene concessa, deve essere fatta prima della conclusione del sub-procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA).
Il 13 febbraio l’onorevole Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo partecipa ad un incontro organizzato dall’ Amministrazione Comunale di Corinaldo con i sindaci dei trentacinque Comuni coinvolti nel procedimento; viene ufficialmente invitato anche il Comitato.
Due giorno dopo, nella palestra comunale di San Michele al Fiume, il Governatore della Regione Marche, Gian Mario Spacca incontra la popolazione in un’assemblea organizzata dal Sindaco di Mondavio, Federico Talè e interviene sulla questione della Centrale, chiarendo la posizione dell’Amministrazione Regionale, contraria alla realizzazione del progetto.
Il 19 febbraio una delegazione del Comitato viene ricevuta a Roma dal Vice Ministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso. In giornata viene emesso il parere negativo della Regione Marche alla realizzazione della Centrale.

L’indomani i Comitati delle Marche organizzano ad Ancona la manifestazione “Giù le mani dalle Marche” per protestare contro progetti e realtà ad alto impatto ambientale nella Regione.
Ulteriori azioni svolte dal comitato sin dalla sua costituzione, sono il continuo monitoraggio dei procedimenti amministrativi, attraverso l’accesso agli atti ed estrazione copia degli stessi, che nel corso dei mesi è stata esercitata presso le varie amministrazioni interessate dal progetto.
A tutt’oggi il comitato sta monitorando il sub-procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), attualmente in corso presso il Ministero dell’Ambiente.
Oltre a continue e costanti azioni di “sollecitazione” verso tutte le Amministrazioni pubbliche locali (comprese quelle amministrazioni comunali non interessate dal progetto ma da subito coinvolte dal comitato attraverso la petizione popolare) affinché redigessero atti o promuovessero azioni di contrasto al progetto presentato.
Il 15 maggio 2010 il comitato ha organizzato la 3^ campagna di “Diffide patrimoniali”, azione molto importante innanzitutto per sollecitare il Ministero dell’ambiente, presso cui è in atto il sub procedimento di VIA:
a)- a tenere conto del patrimonio immobiliare esistente nei territori circostanti la centrale in progetto e che verrebbe danneggiato, in termini economici, dal progetto presentato da Edison S.p.A.,
b)- a rispettare il codice dell’Ambiente D.Lgs 152 art. 4 comma 4 lettera b, la dove richiama che “la valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita. A questo scopo, essa individua, descrive e valuta, in modo appropriato, per ogni caso particolare e secondo le disposizioni del presente decreto, gli impatti diretti di un progetto sui seguenti fattori:
1)- l’uomo, la fauna e la flora;
2)- il suolo, l’acqua, l’aria e il clima;
3)- i beni materiali ed il patrimonio culturale;
4)- l’interazione tra i fattori di cui sopra.”
L’atto di diffida costituisce un fondamentale strumento di esercizio dei diritti dei cittadini, ha lo scopo di richiamare le autorità preposte al rilascio dei provvedimenti alle proprie responsabilità, ivi compresa quella di assicurare che la valutazione di impatto ambientale accerti le nefaste conseguenze della centrale sul patrimonio immobiliare e che di tale impatto si tenga conto in sede di definizione dei provvedimenti conclusivi.
L’atto di diffida costituisce altresì messa in mora delle autorità e dei funzionari preposti rispetto ai danni patrimoniali subiti e subendi medio tempore in conseguenza di ritardi nell’emanazione dei provvedimenti finali preclusivi della realizzazione della centrale, ovvero in ipotesi di emanazione dei provvedimenti autorizzativi. E’ evidente, infatti, che il semplice rilascio delle autorizzazioni alla realizzazione dell’impianto determinerebbe, in ipotesi, ulteriore svalutazione degli immobili e calo della domanda, conseguenze che potrebbero protrarsi fino alla definitiva caducazione dei provvedimenti stessi.
Pur essendo certo, il Comitato Sviluppo Sostenibile Valcesano, di riuscire, con il sostegno dei cittadini, ad impedire la realizzazione della centrale turbogas, non è escluso che la definitiva conclusione della vicenda richieda l’impugnazione avanti all’autorità giudiziaria di eventuali autorizzazioni o provvedimenti favorevoli alla ditta proponente.

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